La bella Paola pedalava sulla via Emilia. Trecce dorate al vento, viso d’angelo, pelle vellutata. In bici, dalle campagne al paese, Castel San Giovanni. Figlia di contadini, cresciuta in una cascina dentro la golena del Po. Con la voglia di cambiare un po’ della sua vita, in bici e con il vento nei capelli.
Tutti i giorni, in ogni stagione, Paola pedalava verso la scuola o per tornare a casa. E tutti i giorni, sull’uscio della trattoria di Ginofero, molti sguardi l’aspettavano: occhi di uomini, emozionati alla vista di una ragazza in bicicletta. Spettacolo insolito, che rallegrava gli animi, che riempiva i volti di serenità.
Paola pedalava finché, un giorno, i Ginofero la fermarono proprio lì davanti alla trattoria, località Zuccherificio di Sarmato, per farle una proposta. Proposta indecente, per quell’epoca: correre in bicicletta. Era il sogno, il chiodo fisso di Renato Ginofero: una squadra femminile, in maglia Faema. Lo sponsor ci stava, lui aveva già tutto in mente: aveva osservato, per mesi, forse per anni, le gambe di molte ragazze. Con l’occhio dell’allenatore di ciclismo, però. E una manciata di signorine le aveva selezionate: non senza qualche problema, però. Perché per convincere tutti non era facile: perché se la ragazza gradiva la proposta non voleva dire niente. C’era la sua famiglia da convincere. Una mamma e un papà da rassicurare: e una figlia in bicicletta da corsa, in braghe corte, era sicuro motivo di scandalo. O quanto meno di chiacchiericcio e pettegolezzi.
Nella cascina di Greso di Sopra, la bella Paola ebbe però il permesso: sarebbe diventata una ciclista a tutti gli effetti. Una roba seria, molto di più delle sfide con i compagni fuori da scuola…
Renato Ginofero realizzò il suo progetto. La squadra era ormai pronta: e l’occasione fu la prima gara in assoluto, nel 1962, voluta dalla federazione per preparare il Mondiale di Salò. Primo Mondiale femminile, con ragazze rubate dalle cucine e dalle periferie, sartine mancate o giovani ribelli. Come Florinda, ragazza tosca, arrivata dal Belgio: senza paura, aveva sfidato tutto e tutti, luoghi comuni e brontolii della famiglia. In Belgio aveva già cominciato a correre, in Italia Florinda era già una veterana, seppur giovanissima.
Florinda prese casa a Parma, dai nonni, proprio per inseguire il sogno della famiglia Ginofero: fare la ciclista… «Non senza problemi – ricorda lei -. Ricordo che mia nonna m’impediva persino di uscire sul balcone con le braghe corte. Figuratevi quando dovevo uscire in bicicletta».
Florinda Parente, la più esperta della squadra. Paola Scotti, la più dolce e carina. Si trovarono entrambe in fuga, il 14 luglio 1963, durante il primo campionato italiano femminile, a Castel San Giovanni. Renato Ginofero, cavalcando il sogno, aveva creato la squadra e aveva anche organizzato il primo campionato italiano, tra le campagne e i boschi piacentini.
Un folla immensa: sulle strade, c’erano tutti gli abitanti dei paesi, quelli di Castel San Giovanni e quelli dei borghi vicini. E tanti arrivati da Piacenza, da Bologna e persino da Milano. Migliaia di persone, tutti ad assistere a quell’evento storico: per molti uno scandalo…. «Andate a lavorare, vergogna», gridava qualche vecchio cerbero fedelissimo sostenitore del buon costume.
Nella folla immensa, di curiosi, di ragazzi eccitati, di gente scandalizzata, si fece largo un piccolo gruppo di ragazze: poco più di una ventina di pioniere. E la gara cominciò.
La favorita era lei, Florinda. Ma si ritrovò in fuga con la dolce Paola, che correva sulle strade di casa, quelle che aveva percorso tante volte andando a scuola. Erano rimaste in quattro a giocarsi il titolo: Florinda Parente, Paola Scotti, Anna Maria Santini… «e la Bianchetti – ricorda Florinda -. Una giovane ragazza che purtroppo morì poche settimane dopo, tragicamente. Travolta da un camion mentre si allenava in bici».
Erano in quattro, ma la bella Paola volle osare. E a sorpresa vinse quella volata, tra il tripudio dei piacentini.
Paola Scotti, la prima campionessa italiana, ebbe anche lei una vita difficile, a causa di gravi problemi di salute: la sua carriera non decollò mai, purtroppo. Ma il ricordo di quel viso d’angelo rimane.
Cinquant’anni fa, il primo campionato italiano femminile. Tra qualche settimana, in provincia di Varese, le ragazze sprint, nipoti di quelle pioniere, si contenderanno la maglia tricolore su strada: non sarebbe male che da quelle ragazze arrivasse una proposta a ricordo di Paola Scotti e di quel primo campionato italiano.
by Lorenzo Franzetti

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