Quel che accade il 20 aprile 1980 sulle strade della Liegi-Bastogne-Liegi, la “Doyenne” delle grandi classiche del Nord, ha davvero i contorni dell’epico. E introduce Bernard Hinault, protagonista di un’impresa memorabile, se già non lo fosse prima, tra i più grandi di sempre del pedale.

Quel giorno la neve cade copiosa sul percorso, fin dall’avvio, e per 244 chilometri non smetterà di martellare i ciclisti, temerari, che si allineano alla partenza sperando che qualcosa possa mutare nell’arco delle successive sette ore di corsa. Perché se è vero che storicamente il tracciato è già di suo impegnativo, disseminato com’è di côtes, se poi ci si mette anche il maltempo a flagellare i forzati della bicicletta, sarà davvero dura arrivare al traguardo.

In effetti tra i 174 iscritti alla corsa ci sarebbero campioni affermati, quali ad esempio Giuseppe Saronni, fuoriclasse lombardo lanciato dal successo al Giro d’Italia, e Dietrich Thurau, ultimo vincitore in ordine di tempo a Liegi, Hennie Kuiper e Lucien Van Impe, che portano in dote quel che hanno saputo fare sulle strade del Tour de France e sono particolarmente adatti ai dislivelli delle colline delle Ardenne, soprattutto Bernard Hinault, già trionfatore a Liegi nel 1977 ed indiscusso numero 1 del mondo. E sarà proprio il bretone a scrivere una pagina di ciclismo da leggenda.

La neve, dunque, che cade senza soluzione di continuità e convincerà i cronisti a ribattezzare la corsa “Neige-Bastogne-Neige“, e se dopo 130 chilometri di corsa già in molti hanno pensato che fosse il caso di tornarsene in albergo, ecco che due belgi, Ludo Peeters e Rudy Pevenage, azzardano l’attacco a lunga gittata. Sperando di domare l’inclemenza atmosferica, e magari di riuscire a far saltare il banco.

Alle spalle dei due fiamminghi la corsa si incendia sotto la neve, perdonatemi l’ossimoro, con Thurau, Hinault, un audacissimo Silvano Contini in maglia Bianchi ed Henk Lubberding, biondo olandese della corazzata Ti-Raleigh, che sulle rampe arcigne dello Stockeau, lì dove solitamente la corsa lancia in avanscoperta i più pronti alla battaglia e boccia le illusioni di chi non ha grandi gambe, se ne vanno staccando quel che rimane del plotone principale. Kuiper prova ad accodarsi ma rimane attardato da una caduta, perdendo il treno giusto.

Peeters e Pevenage contano due minuti di vantaggio sugli inseguitori, ma sulla Côte de la Haute-Levée vengono raggiunti. E qui entra in scena Hinault, capitano della Renault-Gitane, che si fa beffe della neve ed in beata solitudine prende il largo. Nessuno è davvero in grado di tenergli le ruote e il transalpino, dando prova di resistenza alla fatica ed al dolore, perché sotto la tormenta perde o quasi la sensibilità di due dita della mano destra, complice il freddo, semina a tal punto gli altri venti corridori capaci di arrivare a Liegi, da accumulare un margine che sfiora i dieci minuti.

Alle sue spalle si lotta, è davvero il caso di dirlo, non tanto per le piazze d’onore, ma per trovare le forze di andare al traguardo, e se infine Kuiper coglie il secondo posto anticipando Ronny Claes, a 9’24” da Hinault che non riesce neppure ad alzare le braccia all’atto di tagliare la linea d’arrivo, intirizzito com’è e ricoperto di una spessa coltre bianca, non rimane che applaudire i 21 corridori classificati. Portare a termine la Liegi-Bastogne-Liegi 1980 fu davvero un’impresa, e Bernard Hinault la firmò con l’impronta indelebile del fuoriclasse assoluto. Tracciata sulla neve.

by Nicola Pucci

Bernard Hinault

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *