Mentre l’Italia diventa quasi tutta gialla il ciclocross è diventato completamente arancione: ai Mondiali di Ostenda i Paesi Bassi hanno vinto 8 medaglie su 12 compresi tutti gli ori e lasciando tre medagliette ai padroni di casa e una all’Ungheria. Eppure non è passato molto tempo da quando vincevano con Van Aert e Sanne Cant tra gli élite e Iserbyt tra gli under 23 e neanche da quella volta, era il 2012 e pure allora si correva sulla sabbia a Koksijde, che nella gara maschile arrivarono sette belgi ai primi sette posti e si iniziò a temere per il futuro di questa disciplina se fosse diventata solo una faccenda belga, anzi fiamminga dato che un ciclocrossista vallone non lo ricordo, devo indagare. Gli italiani poi non aspiravano a niente e dato che Arzuffi e Lechner non hanno vissuto la loro stagione migliore un buon risultato lo si poteva attendere dalla under 23 Francesca Baroni, la quale ha fatto anche meglio di quanto si poteva sperare con un quinto posto ottenuto battendo in volata Puck Pieterse che nella Coppa del Mondo partiva in prima fila, ma ancora meglio ha fatto la RAI che ha ignorato questa gara. Il cittì Scotti dice che gli italiani non sono abituati a correre sulla sabbia e in effetti in Italia non si tiene conto che a livello internazionale quel terreno non è una rarità, eppure l’Italia è notoriamente circondata dal mare e si potrebbero cercare località marine disposte a ospitare qualche gara, ma chissà invece dove lo trova il mare l’ungherese Vas che è arrivata terza. Comunque la vittoria meno sicura per i Paesi Bassi era nella prova élite maschile in cui Mathieu Van Der Poel è partito subito forte e il suo rivale Wout Van Aert pure, ma l’inglesino Tommasino Pidcock ha fatto lo stesso sbaglio della Worst contro la Brand e col suo metro e mezzo d’altezza o poco più ha cercato alla prima curva di dare una spallata a quel bestio di Van Aert che l’ha facilmente respinto dicendogli: “Spostati ragazzino, lasciami lavorare”.

E i due fenomeni sono andati via e al primo giro avevano già un grosso vantaggio su un trenino belga di 4 poi 5 vagoni col rientro dello sfigatino Eli Iserbyt, di cui stranamente quel pettegolo di Luca Bramati ignorava l’incidente al polso dicendo che nella seconda parte di stagione ha avuto un calo psicologico. E a proposito di idee che ci si fanno dei ciclisti e restano fisse anche contro le evidenze contrarie, si pensa sempre che Van Der Poel in caso di incidente vada nel pallone e che Van Aert sappia sempre scegliere le gomme giuste. Ma in gara è successo che Van Aert stava attaccando e quando aveva pochi metri di vantaggio su Van Der Poel questi è caduto e per di più ha storto la sella, così ha perso un bel po’ di secondi prima di cambiare la bici ma non ha mollato, anzi ha iniziato un inseguimento che a un certo punto sembrava diventato pure troppo facile, ma la spiegazione stava nel fatto che Van Aert aveva bucato. Van Der Poel ha tirato dritto prendendo un vantaggio che il rivale non riusciva mai a recuperare completamente e alla fine ha pagato gli sforzi, e quando a un certo punto Van Der Poel era al termine del tratto di spiaggia, dove i ciclisti finivano nell’acqua del mare che consentiva pure di lavare le ruote, e Van Aert era solo all’inizio Bramati ha detto che Van Der Poel aveva tutto un mare di vantaggio. Dietro Pidcock era rinculato dopo lo scontro con Van Aert, ma poi tom tom cacchio cacchio ha raggiunto e superato il trenino belga da cui però è partito Toon Aerts che ha fatto la gara migliore della stagione e ogni volta che l’inglese si avvicinava lui riguadagnava nei tratti sabbiosi dove invece Pidcock affondava. E alla fine sul podio sembrava proprio Aerts il più contento, ancora terzo, primo degli altri, l’unico tra i primi quattro ad essere quasi esclusivamente crossista, verrà un giorno in cui gli altri tre daranno priorità a un altro obbiettivo.

by Tony Pastel

Campionati Mondiali di Ciclocross

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