Con la Liegi-Bastogne-Liegi finisce la primavera delle classiche senza neanche l’appendice del G.P. di Francoforte e si potrebbe fare un bilancio. Con il rinvio della Roubaix all’autunno rimanevano tre classiche monumento e si partiva con tre fenomeni, tre giganti, tre grandi, tre tenori, che però avevano finora vinto una monumento cadauno, un po’ poco per dei fenomeni, ma potevano rimpinguare il palmarès vincendone una ciascuno di questa collezione primaverile e sarebbero stati tutti contenti. Invece niente, i tre grandi tornano a casa con classiche minori: Van Der Poel con le Strade Bianche, Alaphilippe con la Freccia Vallone e Van Aert con la Gent-Wevelgem e un’Amstel sempre più dubbia vinta con un fotofinish che non ha convinto nessuno, e forse quelli che parlavano dei tre grandi non sapevano contare fino a quattro, perché se Stuyven e Asgreen sono stati delle sorprese relative Pogacar proprio no, anzi il vincitore del Tour ultimo scorso aveva avvisato tutti già alla Tirreno-Adriatico battendo tutti e tre i grandi in un colpo solo. E paradossalmente la sua vittoria alla Liegi potrebbe anche fargli venire un doppio rimpianto, sia per la Freccia di mercoledì non corsa per una positività in squadra sia per la Liegi dell’anno scorso in cui Alaphilippe con la sua deviazione frenò sia Pogacar che il suo futuro cioè attuale compagno Hirschi. Volendo metterla sul drammatico si potrebbe dire che la volata di ieri è stata iconica ed emblematica di un cambio generazionale, con Valverde che lancia la volata in testa, Woods che sembra poterlo superare ma finisce per lanciare Alaphilippe che a sua volta fornisce la scia a Pogacar e basta così. Ma il cambio generazionale sembra riguardare anche la generazione Sagan, ammesso che esista, perché se lo slovacco sembra in declino il suo storico amico-rivale Kwiatkowski sembra riciclarsi come regista e chioccia dei giovani, e casomai in questo ultimo ruolo dovrebbe insegnare a quel disastro di Sivakov ad andare in discesa.

E anche per le donne, per stare al passo con gli uomini, ci vorrebbe un ricambio generazionale visto che l’élite mondiale è composta da veterane tra le quali la più giovane è Elisa Longo Borghini prossima ai 30. E allora, se per le volate ci sono già ad alto livello Wiebes e Balsamo, per le gare più impegnative la danese Ludwig non fa ancora il cosiddetto salto di qualità, mentre più promettente è la nederlandese Demi Vollering. Anche se ha buttato via una Freccia del Brabante per aver voluto alzare troppo presto le braccia la ragazza ne capisce di ciclismo e mercoledì ha insistito con la dubbiosa Anna Van Der Breggen perché corresse per vincere alla Freccia Vallone, le ha detto di non preoccuparsi che sotto al Muro di Huy ce la portava lei e così è stato. E per ricambiare ieri la campionessa del mondo nel finale si è messa in testa col suo ritmo che impediva attacchi, ha staccato Marianne Vos che è meglio non portare alla volata, e poi ha preso in ostaggio Van Vleuten Niewadoma e Longo Borghini e ha tirato fino a poche centinaia di metri, e a questo punto un’altra avrebbe potuto sentire troppa responsabilità, invece Vollering è partita e ha vinto nettamente e ha festeggiato con la capitana che pure nel ruolo di gregaria è un fenomeno, ma l’anno prossimo davvero Vollering rischia di trovarsi addosso troppe responsabilità in una squadra che in un sol colpo perde Van Der Breggen Blaak e D’Hoore, e pure il rapporto d’amicizia con Anna dovrà cambiare un poco. La campionessa infatti abbandonerà per cambiare completamente vita e passerà dal ciclismo al … ciclismo, diventerà direttore sportivo della squadra e all’occorrenza dovrà fare qualche cazziatone alla futura capitana, anche se non sembra una cosa congeniale a lei e vorrà dire che delegherà Chantal Blaak che la seguirà in questa avventura. Ma una cazziata si spera che l’abbia fatta pure la Bronzini all’amica Elisa che col terzo posto a Liegi davanti proprio alla Niewadoma può rimpiangere, anche lei, un’Amstel buttata via. Però almeno, a forza di piazzamenti, Elisa Longo Borghini è tornata in testa alla classifica del World Tour che si contende con Marianne Vos non so se mi spiego, e se fosse stata nuotatrice o tennista con questa notizia ci avrebbero aperto tutti i telegiornali.

by Tony Pastel

Tadej Pogacar

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