L’epitaffio “è tutto sbagliato, è tutto da rifare” può sintetizzare perfettamente quel che successe a Gino Bartali nell’edizione del Tour de France del 1937, il primo a cui prese parte il fiorentino di Ponte a Ema. In maglia gialla, cadde rovinosamente nella tappa Grenoble-Briançon, volando oltre un parapetto nel torrente Colau da dove lo estrasse a fatica il compagno Camusso, conservò le insegne del primato ma ferito nel fisico si ritirò a Montpellier, retrocesso ormai in graduatoria lontano dai primi. Ma l’anno dopo, 1938, è tempo di rivincita e di iscrivere il proprio nome al prestigiosissimo albo d’oro della Grande Boucle.
Il regime tiene Bartali fuori dal Giro d’Italia, che lo ha visto primeggiare negli ultimi due anni, per imporgli la partecipazione sulle strade di Francia. Il Belgio ha i favori del pronostico, contando su due stelle di valore come Felicien Vervaecke già due volte sul podio e Sylvère Maes vincitore del 1936 e defraudato nel 1937 di una probabile vittoria da Roger Lapébie che non è della partita, escluso proprio dall’organizzatore del Tour, Henri Desgrange. Antonin Magne e André Leducq sono all’ultima recita di una carriera che li ha visti trionfare due volte, Vietto e Cosson sono i più accreditati tra i francesi e Bartali può avvalersi di una squadra che il c.t. Girardengo ha selezionato proprio in appoggio al toscano, compreso Mario Vicini che ha chiuso l’edizione del 1937 in seconda posizione.
Si parte da Parigi, il 5 luglio, e sono da percorrere 4.694 chilometri fino alla conclusione sempre a Parigi, il 31 luglio, suddivisi in ben ventinove frazioni e sei giorni di riposo. Il tedesco Willi Oberbeck è la prima maglia gialla, in virtù della vittoria nella tappa d’apertura tra Parigi e Caen. Il lussemburghese Jean Majerus vince il giorno dopo a Saint Brieuc e lo detronizza, per poi lasciare la maglia a Leducq al termine della tappa tra Archacon e Bayonne, dove taglia per primo il traguardo il forlivese Glauco Servadei. Bartali è distante in classifica, oltre sette minuti di ritardo, ma attende le montagne per tornare in gioco.
Il 14 luglio è il primo appuntamento che può decidere le sorti della corsa. Tra Pau e Luchon si scalano colli pirenaici leggendari come Aubisque, Tourmalet e Aspin e per Bartali il terreno è quello prediletto. Prende il largo già sull’Aubisque in compagnia del belga Vissers ma paga in discesa dall’Aspin il rientro proprio di Vissers e Vervaecke che lo anticipano al traguardo. Vervaecke si impossessa della testa della classifica e Bartali si ritrova con un distacco di poco superiore ai due minuti. La sfida è lanciata, Vervaecke è il belga di punta viste le difficoltà di Maes – sarà solo quattordicesimo alla fine – ed è il rivale che Bartali ha nel mirino quando si affronteranno le Alpi.
Nel frattempo la cronometro tra Narbonne e Beziers è favorevole al belga che distanzia l’italiano di altri quattro minuti, Bartali si riscatta vincendo a Marsiglia ed eccoci già alla resa dei conti. Il 22 luglio la tappa tra Digne-les-Bains e Briançon segna il momento in cui Bartali entra a far parte della leggenda del Tour de France. Dopo un primo tentativo sul Col d’Allos, Gino attacca ancora sul Col de Vars con a ruota i soli Vicini e Clemens. Una foratora in discesa non lo ferma e sulle rampe carogne del Col d’Izoard vola via in solitudine demolendo la concorrenza. Vince con ampio margine a Briançon e la sera è saldamente al comando della classifica generale con 18minuti di vantaggio su Clemens e 21minuti su Vervaecke.
Il Tour de France è nelle mani… anzi, nella gambe di Bartali, dominatore assoluto in montagna. La squadra belga prova ad attaccarlo nelle ultime due tappe alpine con arrivo a Aix-les-Bains e Besançon, vinte entrambe da Marcel Kint, ma Bartali fa buona guardia e conserva senza problemi la maglia gialla. Kint vince ancora a Metz, Servadei fa il bis a Laon, Vervaecke è imbattibile nella cronometro di Saint-Quentin recuperando qualcosa in classifica ma il 31 luglio, nell’ultima tappa che si conclude al Parco dei Principi e che saluta la vittoria ex-equo di Leducq e Magne che danno l’addio al Tour de France, Gino entra da trionfatore a Parigi. Vervaecke chiude secondo con un distacco di 18minuti 27secondi, il francese Cosson sale sul terzo gradino del podio a 29minuti 26secondi, precedendo Vissers e Clemens. Vicini è sesto e Magne ottavo.
Bartali porta in Italia la sua prima maglia gialla, così come sarà capace di fare esattamente dieci anni dopo: questa è la storia del Tour de France 1938. Se poi è anche leggenda…
by Nicola Pucci



