Parliamoci chiaro. Francesco Moser appartiene al gotha del ciclismo, su strada come su pista, se è vero che, oltre al Mondiale di San Cristobal del 1977 e alla vittoria iridata nell’inseguimento a Monteroni nel 1976, vanta un palmares tra i più corposi dell’intera storia del pedale. E se al Giro d’Italia 1984, a corollario di una stagione che lo vide spezzare l’incantesimo alla Milano-Sanremo e firmare il record dell’ora, mise la parola fine ai grandi successi di una carriera memorabile, può certamente esser considerato un drago delle corse del pavè e dei muri ma non proprio uno specialista delle cotes delle Ardenne. Dove collezionò più delusioni che gioie, con l’eccezione della Freccia Vallone del 1977, che impreziosisce il suo curriculum… seppur con l’ausilio di una coda polemica.

Il 7 aprile 1977, dopo un deludente 35esimo posto alla Milano-Sanremo ed un non proprio soddisfacente sesto posto, poi diventato quarto per le squalifiche di Freddie Maertens per cambio irregolare di bicicletta (e siamo ad uno) e Walter Planckaert, al Giro delle Fiandre, il trentino, ancora all’asciutto di vittorie, si allinea al via dell’edizione numero 41 della classica delle Ardenne, capitano di quella Sanson Campagnolo che ha nello svizzero Josef Fuchs quale luogotenente più fidato.

Il tempo non è certo dei migliori, usando un eufemismo, se è vero che nevica dalla sera prima ed i bollettini meteo parlano di condizioni difficili per tutto l’arco dei 223 chilometri di corsa che portano i corridori da Verviers a… Verviers, sede di partenza e di arrivo della gara. Ed i belgi, già vincitori appunto al Fiandre con Roger De Vlaeminck, pure secondo a Sanremo alle spalle di Jan Raas, capeggiano la lista dei pretendenti al successo, con lo stesso Maertens, fasciato della maglia arcobaleno di campione del mondo, conquistata ad Ostuni dove battè proprio Moser in una volata a due, che vuol riscattare la delusione della Ronde. L’olandese Joop Zoetemelk, vincitore l’anno precedente, è pure lui al via ed un altro candidato autorevole, ma si ritirerà, non potendo giocarsi le chances di conferma.

17 cotes incarogniscono, come da tradizione, il percorso, ancor più reso esigente dal maltempo, e proprio le avverse condizioni meteo sconsigliano i corridori ad azzardare azioni a lunga gittata, con il solo Patrick Perret, giovane passista della Miko-Mercier che ha nel “vecchio” Raymond Poulidor, quasi 41enne e all’ultima stagione in carriera, il capitano designato una volta ritirato Zoetemelk, che prova ad andarsene sulla cote de Wannee.

L’azione del francese sortisce l’effetto di svegliare i “grandi” del plotone, tra questi Gianbattista Baronchelli, che guida la Scic che ha tra le sue file il promettentissimo neoprofessionista Giuseppe Saronni, che qualche giorno prima ha celebrato la sua prima vittoria al Trofeo Pantalica, che risponde al tentativo di Perret, lo aggancia e lo stacca, rimanendo solo al comando.

Mancano ancora più di 50 chilometri al traguardo, ed è qui che sale prepotentemente alla ribalta Maertens, che va a riprendere Baronchelli, lo pianta in asso e, sotto pioggia e fiocchi di neve, copre in beata solitudine gli ultimi 45 chilometri di corsa, aumentando costantemente il vantaggio sul gruppo degli inseguitori che, oltre a Baronchelli e Saronni stessi, vede Moser, che non ama queste pendenze ma quando c’è da dar battaglia non è secondo a nessuno, e Merckx, che dopo l’addio al ciclismo della famiglia Molteni si è accasato alla Fiat-France ma è reduce da una fastidiosa mononucleosi, tra i più attivi, al pari della corazzata Ti-Raleigh che affida le sue chances di successo a Gerrie Kneteman, Hennie Kuiper, Henk Lubberding e Dietrich Thurau, alla Brooklyn di De Vlaeminck e De Witte, e alla Flandria di Michel Pollentier, che ha il compito tuttavia di coprire le spalle a Maertens.

Il campione del mondo è incontenibile e vola via a tagliare infine il traguardo a braccia alzate, con l’abissale vantaggio di quasi tre minuti sui più immediati inseguitori, che altri non sono che Moser e Saronni, con il trentino a precedere il lombardo nello sprint per il secondo posto, Van Springel, Kneteman e Teirlinck, che chiudono uno in fila all’altro con il tempo di 5h55’34”.

Ma se in corsa il maltempo aveva flagellato i corridori, è niente a confronto dell’uragano che si scatena a corsa conclusa, allorché, confermando quelle che erano le indiscrezioni che erano circolate al mattino alla partenza, viene imposto ai ciclisti di sottoporsi ad un controllo antidoping, previa analisi di un campione di urine. E qui accade il patatrac. Maertens, come gli altri 45 corridori giunti al traguardo, viene analizzato, risultando positivo allo Stimul, un’anfetamina appartenente alla famiglia della pemolina, e venendo quindi squalificato, così come Teirlinck e lo stesso Merckx, che avevano chiuso rispettivamente al sesto ed ottavo posto. E chi si vede, a questo punto, beneficiare della vittoria, seppur a tavolino? Proprio Francesco Moser, che prende, incarta e porta a casa l’unica vittoria in una grande classica delle Ardenne.

Capito cosa può capitare quando si va da quelle parti, seppur senza troppe illusioni? Basta credere in se stessi…

by Nicola Pucci

Freccia Vallone 1977

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