C’era un tempo in cui partecipare alla Vuelta per portarla a termine, seppur vittoriosamente, il 10 maggio per poi, tre giorni dopo, allinearsi al via del Giro d’Italia con qualche speranza di successo, pareva davvero un azzardo non da poco. A meno di non chiamarsi Eddy Merckx, che riuscì nell’impresa nel 1973, ma, si sa, il “cannibale” è fuori concorso, oppure… Giovanni Battaglin, veneto di Marostica che qualche anno dopo, a far data 1981, replicò quell’exploit, unico ciclista “umano” della storia a trionfare quando le due grandi corse a tappe si succedevano a primavera.

Già, Battaglin, capitano della Inoxpran diretta da Davide Boifava, che in Spagna ha fatto saltare il banco, battendo Pedro Munoz e Vicente Belda, beniamini locali, costretti ad arrendersi fin da quando l’italiano, che va per i 30 anni, ha vestito la maglia amarilla dopo la vittoriosa cronoscalata di Sierra Nevada, difendendola poi fino al traguardo finale di Madrid.

Stanco per l’impresa iberica? Figurarsi, l’entusiasmo può davvero tanto, laddove il serbatoio di energie potrebbe pian piano svuotarsi, ed allora a Giovanni viene proposto di tentare una doppietta che avrebbe del miracoloso sulle strade del Giro d’Italia, edizione numero 64 che si apre con il prologo di Trieste proprio tre giorni dopo che Battaglin ha celebrato il suo trionfo in Plaza de Cibeles.

In effetti il corridore vicentino ha buoni trascorsi alla Corsa Rosa, fin da quando, dopo averlo vinto nella versione baby nel 1972, terminò terzo al debuttoda professionista, nello stesso 1973 della doppietta di Merckx, chiudendo poi sesto l’anno dopo, vincendo due tappe a Prati di Tivo e a Forte dei Marmi e vestendo per due giorni la maglia rosa nel 1975, prima di andare in crisi al Ciocco, per poi salire ancora sul terzo gradino del podio nel 1980, alle spalle dell’imbattibile Bernard Hinault e di un mai domo Miro Panizza. E se il “tasso” non è presente nel 1981, Battaglin può ragionevolmente venir considerato tra i favoriti nella corsa alla “rosa” finale, al pari dei due galli nel pollaio Moser e Saronni, l’uno in cerca di un successo inseguito da sempre, l’altro per confermare che la vittoria del 1979 non fu certo casuale. I campioni di Casa Nostra capeggiano l’entry-list, che tra i ciclisti più accreditati annovera anche i nomi di Silvano Contini e Gianbattista Baronchelli, leader della corazzata Bianchi, così come quello di Roberto Visentini, giovane talento della Sammontana, mentre tra gli stranieri meritano particolare attenzione lo svedese Tommy Prim, terzo capitano della Bianchi, i due svizzeri Josef Fuchs e Beat Breu, che si spartiscono i gradi in seno alla Cilo-Aufina, forse anche il norvegese Knut Knudsen, altro portacolori della Bianchi, e lo spagnolo Faustino Ruperez, predecessore proprio di Battaglin sul trono della Vuelta, che assieme al “vecchio” Miguel Maria Lasa guida la Zor-Helios.

Dunque, cronometro di apertura di 6,6 chilometri tra le vie di Trieste, che concede a Knudsen l’onore di vestire la prima maglia rosa, beffando per un secondo Moser, con Saronni quinto a 9″. E se il neoprofessionista Guido Bontempi, in maglia Inoxpran, mostra da subito quelle doti di velocista poderoso che ne faranno uno degli sprinter più forti degli Anni Ottanta bruciando tutti sul traguardo di Bibione, subentrando a Knudsen, al pomeriggio il trentino ha modo di riscattarsi, trascinando i compagni della Famcucine al secondo posto della cronosquadre, vinta dalla Honved-Bottecchia, che a sera lo veste delle insegue del primato.

Il gioco degli abbuoni consente al tedesco Gregor Braun, scudiero di Moser alla Famcucine, secondo a Ferrara battuto in volata da Paolo Rosola, di scalzare il compagno dalla testa della classifica, di cui poi Francesco si riappropria l’indomani, a sua volta soccombendo a Saronni sul traguardo di Recanati. Il lombardo ha ruota veloce, e si conferma in forma, dopo che Mario Beccia ha anticipato Moreno Argentin a Lanciano, sfrecciando anche a Rodi Garganico e a Bari, il che gli consente, pure a lui, di indossare la maglia rosa.

Il Giro parla decisamente italiano, con le vittorie in successione di Palmiro Masciarelli, Moreno Argentin e Serge Parsani nelle tappe infuocate e solitamente adatte alle imboscate del sud, a Potenza, Cosenza e Reggio Calabria, prima che il secondo giorno di riposo sia solo il preludio alle nuove vittorie tricolori di Baronchelli, Giovanni Renosto ed ancora Argentin, primi sui traguardi di Cascia, Arezzo e Livorno Montenero.

La classifica è corta, se è vero che solo verso Cascia, scalando il Terminillo e nell’ascesa a Chiaveno, i favoriti si sono dati realmente battaglia, con Saronni a limitare i danni, attardato di 54″ da Baronchelli, e Moser tanto in crisi da lasciare sull’asfalto non solo 6 minuti capitali ma ogni illusione di vittoria finale. Fin quando, nella cronometro di Montecatini Terme, alle spalle dell’imbattibile Knudsen, a sua volta fuori classifica, risplende la classe cristallina di Visentini, che cede la vittoria parziale per un minuti ma relega a sua volta Saronni a 1’55”, a cui aggiungersi 30″ di abbuono, scalzandolo dalla vetta della graduatoria e vestendo la maglia rosa. Dopo tredici tappe, con Alpi e Dolomiti all’orizzonte, la classifica dice: 1°Visentini, 2°Contini a 7″, 3°Prim a 22″, 4°Saronni a 23″, 5°Battaglin a 38″, 6°Baronchelli a 54″, ovvero sfida tra la corazzata-Bianchi da una parte ed il resto dell’Italia dall’altra.

Moser, che è comunque campione a tutto tondo, non può davvero cedere le armi senza aver dato almeno un segnale d’orogoglio, ed allora il trentino si sciroppa oltre 170 chilometri di fuga solitaria verso Salsomaggiore Terme, con Contini che in compagnia di Battaglin e Prim semina Visentini e gli strappa la maglia rosa, cullando il sogno, lui che due anni prima, all’esordio da professionista, ha chiuso al quinto posto portando la maglia bianca di miglior giovane, di conservarla fino a Milano. Potendo contare sull’appoggio di due compagni di squadra, appunto Prim e Baronchelli, che lo seguono in classifica e possono giocare un doppio ruolo, quello di difensori della maglia rosa ma all’occorrenza anche di candidati alla vittoria.

Contini, in effetti, dopo aver ceduto 25″ a Prim nella tappa di Borno, ne guadagna, grazie anche agli abbuoni, 49″ sullo svedese e 52″ su Battaglin scalando Vivone e Tonale, seppur costretto a cedere la vittoria parziale a Lasa, ma i giochi non sono fatti, e nei due giorni che seguono il capitano della Inoxpran piazza le due zampate decisive.

Nella tappa che porta i corridori da Dimaro a San Vigilio di Marebbe, Battaglin, che quando si va in montagna ha classe da vendere ed è scalatore tra i più forti in circolazione, attacca con veemenza sulle rampre del Passo Furcia, staccando la maglia rosa. Il vicentino giunge in solitario al traguardo, anticipando Saronni di 10″, Prim e Fuchs di 11″ e Visentini di 17″, portandosi a soli 3″ in classifica generale da Contini, che accusa una giornata-no e all’arrivo perde gran parte del vantaggio che vantava al mattino. Il giorno dopo, nella corta frazione che porta dopo 100 chilometri alle Tre Cime di Lavaredo, alle spalle dei due svizzeri Breu e Fuchs che fanno gara di testa, Battaglin, salendo verso il traguardo, sferra l’allungo risolutivo a 2 chilometri dalla meta, provocando il cedimento non solo di Contini, che accusa un ritardo di oltre 1’30”, ma anche di Saronni e Prim, ormai diventati i due rivali più pericolosi, prendendosi a sera la maglia rosa con un vantaggio, alla vigilia della cronometro finale di 42 chilometri da Soave a Verona, di 50″ sullo scandinavo e di 59″ sul lombardo, che ne recupera già venti terminando secondo in volata ad Arzignano alle spalle di Pierino Gavazzi.

Il margine non sembrerebbe rassicurante, per Giovanni, che sa di essere inferiore nelle gare contro il tempo, e magari dovrà pure fare i conti con gli abbuoni a sfavore, ma un vicentino che diventa eroe in quel di Verona, vuoi mettere che soddisfazione? Ed allora, il 7 giugno 1981, neppure un mese dopo aver vinto la Vuelta, Battaglin disputa la miglior prova contro il tempo della sua carriera, terminando sì ad 1’24” da Knudsen, il migliore in questo genere di esercizio, ma cedendo solo 2″ a Prim e aggiungendo 1″ ulteriore a Saronni. Il Giro d’Italia è suo, quanto basta per iscrivere il proprio nome accanto a quello di Eddy Merckx. Doppietta nello spazio di un mese, e quando mai ci riuscirà qualcun altro?

by Nicola Pucci

Giovanni Battaglin

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