Non posso proprio negarlo, ma tra le cinque classiche-monumento del ciclismo, a cui è da aggiungersi il Campionato del Mondo, la mia preferita è senza dubbio il Giro delle Fiandre. Quassù, dove il vento e la pioggia sono una costante, dove le taverne sono impregnate di fumo e la birra scorre a litri, dove il pavè lastrica strette stradine strappate ai campi, quassù si è scritta, si scrive, e verrà scritta la storia più audace del pedale. E chi vince, si guadagna una fetta di gloria sportiva destinata a tramandarsi nel tempo.

Paul Deman, ad esempio, è un ragazzotto belga di Rekkem, nato il 25 aprile 1889, e che nel 1909, da indipendente e al primo anno di attività professionistica, si prende il lusso di terminare terzo alla Liegi-Bastogne-Liegi, che delle cinque grandi corse è quella di più antico lignaggio, nata com’è nel 1892, battuto solo da Victor Fastre ed Eugene Charlier. Veloce e coraggioso, Deman va a nozze sui tracciati che chiamano alla battaglia e nel corso dell’anno si aggiudica il Giro del Belgio proprio nella categoria degli indipendenti, vincendo sei delle sette tappe programmate. Dopo che nel 1910 si è aggiudicato la Bruxelles-Liegi, l’anno dopo Deman si presenta ai nastri di partenza del Tour de France, ancora nei panni di corridore “isolato“, il che non gli consente di venir assistito in caso di guasto meccanico, terminando 13esimo con 198 punti (quell’anno la classifica è la sommatoria dei piazzamenti ottenuti) e risultando primo nella categoria di appartenenza davanti al francese Jules Deloffre.

Insomma, seppur senza l’ausilio del gioco di squadra, Deman dimostra di saperci fare, e dopo un altro anno, il 1912, da individuale, ecco che nel 1913 la squadra francese Automoto lo mette sotto contratto, consentendogli di gareggiare infine a pari condizioni con i campioni più affermati. E per guadagnarsi l’aureola di corridore di prima fascia sceglie un palcoscenico in procinto di alzare il sipario del prima volta, ma che col tempo diventerà tra i più prestigiosi ed ambiti dai forzati della bicicletta. Quel palcoscenico si chiama Giro delle Fiandre, e per l’anno in corso emette il suo vagito, grazie all’intuito di Karel Van Wijnendaele, giornalista direttore di Sportwereld.

Il 25 maggio 1913 trentasette temerari si danno appuntamento a Gand per correre assieme, o magari in beata solitudine, i 324 chilometri che attraverso la campagna toccano, senza dover affrontare difficoltà altimetriche, le città principali delle due province fiamminghe occidentali, e li riporterà al velodromo in legno nei pressi del lago di Mariakerke, proprio alle porte di Gand, dove è posto l’arrivo. Si parte alle sei del mattino, il tempo è incerto ma non piove e questo risparmierà ai corridori un’ulteriore fatica, oltre alle 12 ore e spiccioli che i primi impiegheranno a raggiungere il traguardo.

Conviene ricordare, prima di dar conto di quel che sarà il risultato che iscrive il primo nome all’albo d’oro, che Deman avrà modo negli anni a seguire di confermarsi campione tra i più preparati per questo genere di corse, vincendo la Parigi-Bordeaux nel 1914 (davanti a Marcel Buysse), la Parigi-Roubaix nel 1920 (battendo Eugene Christophe) e la Parigi-Tours nel 1923 (anticipando Felix Sellier), terminando ripetutamente tra i migliori nelle due grandi classiche del pavè.

Ma torniamo a quell’edizione inaugurale del Giro delle Fiandre, anno 1913, quando sono ovviamente i corridori di casa a fare la parte del leone, anche perché nei 37 in partenza non c’è traccia di atleta straniero (dieci anni dopo, nel 1923, sarà lo svizzero Heiri Suter a rompere il sortilegio, primo trionfatore a venire da un altro paese), e se le schermaglie iniziali ben presto assumono i contorni del tentativo con qualche illusione di andare a buon fine, sette uomini prendono cappello dal plotone e vanno a giocarsi la vittoria. Tra questi c’è ovviamente Deman, che lungo il percorso ha pure trovato modo di fermarsi e rifocillarsi in una taverna, così come quel Joseph Van Daele che già due anni primi ha colto la vittoria alla Liegi-Bastogne-Liegi, Victor Doms fa gioco di squadra in nome della Automoto ed August Dierickx e Arthur Maertens completano il manipolo di fuggiaschi all’avanguardia, con Jan Van Ingelghem e Achiel Depauw, che faceva gare di velocità nei circhi e che sarebbe stato il favorito allo sprint, che giungeranno al traguardo con un minuto di ritardo, complice una caduta a poco meno di dieci chilometri dalla meta.

E a Mariakerke si consuma la prima risoluzione in volata della storia del Giro delle Fiandre, con Deman stesso che fa valere il suo spunto veloce e nonostante la fatica ne annebbi la vista, dopo 12h03’10” alla media di 26,880 km/h è il primo a guadagnare l’arrivo, dando inizio alla leggenda della “Ronde“.

Da quel giorno sono trascorsi oltre 100 anni, il buon Paul Deman ha conosciuto non solo l’orrore della Grande Guerra ma pure ha respirato l’alito putrido della morte, condannato per spionaggio dai tedeschi a comparire davanti al plotone d’esecuzione, infine salvato da un armistizio mai così intervenuto a proposito. Tanto da poter aggiungere al Giro delle Fiandre anche il successo alla Parigi-Roubaix nel 1920… e non mi pare proprio che l’impresa sia poi riuscita a tanti.

by Nicola Pucci

Paul Deman

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