Il 3 aprile 1910 la primavera fa ancora fatica a sbocciare. Alle 6 del mattino il cielo sopra Milano è tetro come non mai e le luci dell’alba si celano dietro le nubi nere che non lasciano presagire nulla di buono. L’avranno pensato anche i 63 folli che stanno per salire in bicicletta alla volta di Sanremo. Dopo i successi delle tre edizioni precedenti, la Milano-Sanremo si presenta in una nuova veste, quella più oscura che mette a dura prova i limiti del fisico umano. L’abito scuro calza alla perfezione i corridori francesi, abituati a correre e vincere in condizioni climatiche avverse: ne è già stata testimonianza la vittoria di Lucien Petit-Breton nella prima edizione della corsa in una giornata di freddo e pioggia.

La “Classicissima” ha inizio. A Pavia il cielo inizia a scaricare pioggia sui malcapitati ciclisti, a Tortona si scatena una forte grandinata. In avanscoperta c’è Cyrille Van Houwaert che da Ovada inizia una drammatica scalata al Passo del Turchino sotto una fitta nevicata. La strada è ricoperta da 25 centimetri di neve, il corridore belga incontra due sciatori lungo la via che sembrano dirgli “ma dove diavolo stai andando?“. Il battistrada prosegue a piedi di fianco alla sua bici. In vetta al Turchino transita con dieci minuti di vantaggio sul secondo, il francese Eugène Christophe. Soprannominato “Le Gaulois“, il gallo, per via della cura maniacale che riponeva per il proprio aspetto, in particolare per i lunghi baffoni, Christophe è caratterizzato da uno spiccato spirito avventuriero che lo porta ad intraprendere la carriera ciclistica e ad abbandonare il mestiere del fabbro. Amore per la bici, per i baffi ma anche per le donne. Le performance del corridore parigino sono apprezzabili anche lontano dalle gare, con “Cri-cri” che solitamente sfoggia orgogliosamente il proprio look per far colpo sul gentil sesso.

Lungo la discesa dal Turchino, il battistrada Van Houwaert è vicino al congelamento. Assiderato dal freddo, trova riparo in un’abitazione che gli offre da mangiare e una bevanda calda. Ormai rifocillato, il corridore non se la sente più di risalire sulla bici e sfidare nuovamente l’inferno. Anche Christophe è costretto alla sosta forzata in un albergo. Riceve una coperta, un maglione di lana, dell’acqua calda e un po’ di rhum, quanto basta per riscaldare i muscoli congelati. Date le precarie condizioni fisiche, “Cri-cri” decide di fermarsi a mangiare un boccone ed abbandonare la gara così come Van Houwaert. Poco prima del dessert, però, dalla finestra il francese scorge il passaggio di quattro corridori. “No, non mi ritiro. Vado avanti“.

Nel frattempo la proprietaria dell’albergo, allarmata dallo stato di salute del corridore, ha chiamato un medico che vieta categoricamente la ripartenza. “Nessun problema, vado in bici fino a Genova e da lì salgo sul treno per Parigi“, il dottore abbocca e Christophe riparte alla volta di Sanremo. In men che non si dica, raggiunge Luigi Ganna, vincitore l’anno prima e che, secondo al traguardo, verrà poi squalificato per aver percorso un tratto in macchina, e Pierino Albini ad Arenzano per poi staccarli a Varazze. Christophe arriva in solitaria al traguardo. Non ha vinto una gara qualsiasi ma una vera e propria corsa ad eliminazione. A Sanremo infatti arriveranno solo quattro dei sessantatré partenti.

Christophe arriva con i baffi congelati, beve un paio di caffè e si riscalda con un maglione di lana. Ad un tratto vede una donna, è bellissima, scatta il più classico dei colpi di fulmine. Uno sguardo, qualche sorrisetto provocatorio e l’arma seduttiva dei baffoni miete un’altra vittima. I due si ritrovano nella stanza della donna e fanno l’amore. “L’avrei portata via con me e sposata per quanto era bella“, ma di romantico c’è ben poco. La ragazza ricorda che a tutto c’è un prezzo. Christophe paga con quello che aveva con sè, la maglia della Alcyon-Dunlop ed un tubolare Palmer. Uscito dalla stanza, non vi è ancora traccia degli avversari. Ha dovuto aspettare tanto, un’ora e un minuto per la precisione, il tempo necessario a Giovanni Cocchi per giungere al traguardo. Mai nessuno vinse la Sanremo con un distacco simile sul secondo. Nel tempo dell’attesa Christophe prende ancor più freddo e termina la cerimonia di premiazione in ospedale per una polmonite.

Magnifiche le storia del ciclismo dei pionieri, vero?

by Allez-operazione ciclismo

Milano-Sanremo 1910

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