Sono trascorsi esattamente 17 anni da quando Loretto Petrucci, il 17 marzo 1953, battendo allo sprint Giuseppe Minardi, regalò all’Italia l’ultima vittoria sul traguardo della Milano-Sanremo. Dopodiché, buio pesto per i colori azzurri in Riviera, uno straniero dopo l’altro a gioire in via Roma e mai una soddisfazione dipinta di rosso-bianco-verde. E se il sole tiepido e luminoso che fa capolino già dalle prime ore del mattino, il giorno di San Giuseppe del 1970, fosse il preludio di una giornata tanto radiosa da spezzare infine il sortilegio?

E’ quel che si chiede Michele Dancelli, 28enne bresciano di Castenedolo, che difende i colori della Molteni ma ritiene di avere qualche buona carta da giocare al tavolo dei pretendenti alla vittoria nella “Classicissima di primavera“, se è vero che è particolarmente adatto alle corse in linea e a Sanremo è reduce da due sesti posti nelle due ultime edizioni.

Non è ovviamente Dancelli, è bene dirlo, il favorito eletto dagli addetti ai lavori. Quel ruolo spetta, integralmente, ad Eddy Merckx, che non solo è l’ultimo vincitore in ordine di tempo, ma è pure il corridore più forte del pianeta, già tre volte si è imposto nella classica di apertura del panorama internazionale, ed è il prototipo perfetto del ciclista per le grandi classiche. Insomma, in tutto e per tutto il “cannibale” è il faro della corsa. E tutti corrono contro di lui. In specialmodo Walter Godefroot e Roger De Vlaemicnk, Vittorio Adorni e Felice Gimondi, Rudy Altig e il campione del mondo Harm Ottenbros, in possesso a loro volta di buone credenziali per imporsi a Sanremo.

Cha Dancelli sia ben deciso a recitare da protagonista se ne ha prova al pronti-via, pochi di chilometri di corsa e il lombardo già azzarda la prima fuga di giornata. Non va lontano, sia chiaro, venendo riassorbito poco dopo, ma è il segnale, tangibile, che ha voglia di mettersi particolarmente in luce, assecondato com’è da un eccellente stato di forma che gli ha permesso di vincere qualche settimana prima il Trofeo Laigueglia.

Il profilo altimetrico della Milano-Sanremo, che scatta al solito dal Castello Sforzesco per chiudersi poi sul rettilineo di via Roma, così come la sua lunghezza, davvero importante, ben 288 chilometri, si presta ad una chiave di lettura pressochè scontata. Chi non può pensare di sedurla alla distanza, prova a conquistarla attaccando da lontano, chi ha fondo e magari spunto veloce, se ne sta al coperto, pensando di piazzare la zampata risolutiva nel tratto finale. E ne vien fuori, come spesso accade, un canovaccio agonistico nervoso.

La corsa in effetti entra nel vivo già alle porte di Pavia, quando Lucillo Lievore, gregario di seconda fascia che corre per la Zonca, azzarda l’attacco, più per mettersi in mostra e dar visibilità allo sponsor che per reale convincimento nel poterlo portare all’arrivo.

Verso Novi Ligure, lì dove ebbe i natali il primo dominatore della storia della Milano-Sanremo, Costante Girardengo che la vinse ben 6 volte, ci prova Aldo Moser, capostipite di una famiglia di grandi corridori che qualche anno dopo avrà in Francesco un futuro vincitore, prima che la bagarre, ormai scatenata anche perché non c’è una squadra in grado di controllare e contenere tutte le azioni individuali, trovi proprio in Dancelli il corridore in grado di spezzare il fragile equilibrio del gruppo.

Un’azione improvvisa e veemente, quella del capitano della Molteni, che al Mondiale di Zolder, qualche mese prima, fu medaglia di bronzo alle spalle proprio di Ottenbros e del belga Julien Stevens, alla quale si accodano immediatamente altri diciassette ciclisti, tra questi Karstens, Bitossi, Van Looy, De Vlaeminck, Godefroot, Zilioli e lo stesso Moser. Il plotoncino in avanscoperta, che comprende molti pretendenti alla vittoria, ma non gli attesissimi Merckx e Gimondi, prende rapidamente il largo, riuscendo ad ottenere, in poco tempo, un buon margine di vantaggio.

Al traguardo di Sanremo mancano ancora quasi 200 chilometri, ma l’azzardo degli uomini al comando è supportato da un’audacia ed una determinazione tali da risultare, infine, decisive per l’esito della corsa. Subito dopo Ovada il vantaggio sugli inseguitori è già di quattro minuti, che diventano cinque in cima al Passo del Turchino dove Bitossi transita per primo, precedendo lo stesso Dancelli ed Aldo Moser.

Fa freddo in montagna, ma già le cose vanno meglio nel tratto in discesa, ed il tepore della primavera torna ad allietare la marcia dei fuggiaschi una volta riguadagnata la Riviera. E se davanti si mena a tutta, ora anche gli inseguitori, che rischiano di veder svanire i loro sogni di gloria, organizzano la riscossa, con la Mann-Grundig, la squadra che ha in Herman Van Springel un leader che può dir la sua in caso di arrivo in volata, che si incarica di ridurre lo svantaggio, che si attesta sui tre minuti e mezzo.

Figurarsi. Mentre Merckx e Gimondi, tagliati fuori dall’azione decisiva ed incapaci di rientrare, non sanno davvero a che santo votarsi, ecco che nei pressi di Loano, subito dopo un traguardo volante vinto da Carlo Chiappano, Dancelli piazza la botta risolutiva. Il bresciano esce dal gruppo come una schioppettata, si invola ed in breve semina i compagni di fuga aumentando il vantaggio chilometro dopo chilometro. Sanremo ne dista ancora 70 ma il corridore della Molteni non si scoraggia davvero, anzi, ad Albenga ha già 1’10” di margine e nella zona dei tre Capi, Mele, Cervo e Berta, quando De Vlaeminck prova la reazione d’orgoglio uscendo a sua volta in solitudine dal plotone, ne rintuzza il tentativo allungando ancora.

In piena euforia, perché il traguardo si avvicina e gli avversari rimbalzano indietro, Dancelli moltiplica le energie, assecondato dal patron Pietro Molteni, che lo segue in ammiraglia, e dal meccanico Ernesto Colnago, che di lì a poco diventerà un imprenditore di successo e metterà in sella il fior fiore del ciclismo mondiale, che gli detta il ritmo nell’avvicinamento al Poggio, ultima difficoltà di giornata, posta a poco meno di 6 chilometri dalla meta.

Dancelli non pare avere cedimenti, seppur la distanza inizi a farsi sentire nelle gambe, scavalca agile l’asperità che sormonta Sanremo ed in un tripudio di folla si getta a rotta di collo verso la via Aurelia. E quando, ansimante di fatica ma ebbro di gioia e con le lacrime agli occhi, sbuca in fondo al rettilineo di via Roma, ecco che il tricolore, desolatamente riposto negli armadi per 17, lunghissimi anni, torna a sventolare sul pennone più alto della “Città dei Fiori“. Perché il sortileggio, infine, è stato spezzato, ed un italiano, Michele Dancelli, che lascia il gruppo regolato in volata da Karstens ad 1’39”, è nuovamente il re della Milano-Sanremo.

by Nicola Pucci

Michele Dancelli

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