Esser figli d’arte, nella vita in generale e nello sport in particolare, non è davvero mai una cosa semplice. Su giovani spalle pesa spesso l’ombra di un genitore ingombrante per quel che sono stati i risultati ottenuti, e se il rampollo è atteso al varco per ripeterne le gesta, proprio tra le quattro mura domestiche il predecessore è il giudice più severo. Ergo, è doppio l’impegno per provare ad esser degni del nome che si porta e la pressione di dover far bene ad ogni costo può davvero schiacciare.

Jelle Nijdam, ciclista su strada nonchè pistard di classe certa, olandese di Zundert classe 1963, è invece uno dei pochi casi del ciclismo e dello sport dove si può ragionevolmente affermare che il figlio è stato nel complesso superiore al padre. Henk Nijdam, infatti, è stato iridato nell’inseguimento nel 1962 a Milano, dopo aver vinto il titolo anche tra i dilettanti, ed ha dunque lasciato una traccia profonda nelle prove contro il tempo, altresì offrendo al figlio un’eredità agonistica non di poco conto.

Jelle come il genitore ha ottime doti sul passo ed una certa esplosività nelle corse di breve durata, ma riesce ad aggiungere capacità velocistiche più continue, un colpo d’occhio notevole ed un senso dell’anticipo che di fatto lo eleggono ruota rapida e finisseur raffinato.

Già abile da allievo, Nijdam vince il titolo nazionale olandese juniores dell’inseguimento, e se con il quartetto partecipa alle Olimpiadi di Los Angeles del 1984 chiudendo decimo, è sesto individualmente per poi subito dopo sottoscrivere un contratto da professionista con la formazione Kwantum Hallen, a cui regala non solo due tappe dell’Olympia’s Tour, ma anche il titolo nazionale seniores proprio dell’inseguimento nel 1985.

Le vittorie su strada di Jelle, spesso spettacolari, vanno di pari passo con le imprese su pista, e se il biondo atleta non può certo competere in montagna, quando i percorsi sono ondulati e le corse richiedono forza e ritmo di pedalata sa invece davvero farsi rispettare. Tanto che in tredici anni di carriera da professionista, somma qualcosa come 101 vittorie.

Il palmares di Nijdam testimonia la bravura di Jelle, che mette in bacheca G.P. Impanis e classifica finale del Giro di Lussemburgo nel 1985, G.P. Maastricht nel 1986, Attraverso il Belgio e la classifica del Tour de l’Oise nel 1987, G.P. Strombeek-Bever nel 1989, la classifica del Giro d’Olanda e Gouden Pijl-Emmen nel 1990, la Tre Giorni di La Panne nel 1991, Ronde van Pijnacker, ancora Giro d’Olanda e G.P. Eddy Merckx nel 1992, G.P. Steenwijk nel 1993, i Campionati delle Fiandre nel 1994, Tour de l’Oise, per la terza volta il Giro d’Olanda e Attraverso il Belgio nel 1995, Delta Ronde Van Midden Zeeland e Ronde van Pijnacker nel 1996.

Ovviamente, Nijdam si mette particolarmente in luce nelle grandi classiche che più delle altre si adattano ai suoi mezzi, e se nel 1988 stacca tutti presentandosi in beata solitudine sul traguardo dell’Amstel Gold Race, corsa che poi lo vedrà terzo nel 1990 alle spalle di Adrie Van der Poel e Luc Roosen, l’anno dopo, 1989, nel breve volgere di poche settimane trionfa alla Parigi-Bruxelles e alla Parigi-Tours, prendendosi il lusso di anticipare in volata in certo Eric Vanderaerden.

Nelle corse a tappe Nijdam imprime spesso il marchio del gran corridore, e se il suo nome firma successi parziali al Giro di Svezia, al Giro di Danimarca, al Giro del Belgio, alla Quattro Giorni di Dunkerque, al Giro delle Asturie, al Giro d’Irlanda, alla Vuelta Murcia, al Giro del Mediterraneo e alla Vuelta Aragona, più volte lo troviamo protagonista anche sulle assolate strade del Tour de France.

Alla Grande Boucle, coglie infatti un totale di sei vittorie, a cominciare con il prologo di Berlino del 1987 che gli permette di indossare una prima maglia gialla, per proseguire con la tappa di Lievin del 1988, anno in cui capeggia la graduatoria per altri due giorni, mentre nel 1989 fa doppietta sui traguardi di Wasquehal e Gap, vincendo anche a Vittel nel 1990 e a Valenciennes nel 1991. Insomma, per cinque anni di seguito il suo nome appare tra i vincitori nella corsa più importante del mondo del pedale, e questo è davvero un exploit riuscito a ben pochi ciclisti.

Chiosa finale: Jelle Nijdam fu degno del padre Henk, e se ottenne risultati migliori di lui… beh, per una volta esser figli d’arte è stato davvero un gran bell’affare.

by Nicola Pucci

Jelle Nijdam

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