Quando avrete finito di leggere queste poche righe di dedica a Nello Lauredi, capirete perché questo ragazzo che vide i natali il 5 ottobre 1921 a Mulazzo, in provincia di Massa-Carrara, e che a quattro anni si trasferì in Francia con i genitori dalle parti di Cannes prendendone poi la cittadinanza nell’inverno del 1948, porti nel cuore più quel paese transalpino che la patria natia.

In effetti Nello, che da ragazzo svolge l’attività di panettiere e che per i turni di notte è nell’impossibilità di esercitare l’attività di ciclista che tanto gli piace, riesce infine a 20 anni ad entrare in seno all’Avenir cycliste de Vallauris, formazione che ha sede proprio lì dove si è stabilito con la famiglia, pedalando di buona lena a dispetto del secondo conflitto bellico. Lauredi passa professionista nel 1949 quando, dopo aver colto alcuni successi di prestigio tra i dilettanti, viene addirittura selezionato per prendere parte al Tour de France difendendo i colori della squadra del Sud-Est, coronando il suo sogno di ragazzo con la passione per la bicicletta. Ed in quell’edizione storica per l’Italia, con Coppi e Bartali ad occupare i primi due gradini del podio, Lauredi si fa rispettare, chiudendo al 18esimo posto, quinto e decimo nelle due cronometro di Nancy e La Rochelle e nono nella tappa di Briancon che prevedeva la scalata dai Allos, Vars e Izoard.

E’ solo l’inizio di un’avventura che giungerà a termine nel 1958, e se l’abbrivio tra i “grandi” è giunto quando Nello aveva già 28 anni, l’italo-francese ha modo di recuperare il tempo perso. Innanzitutto illustrandosi sulle strade del Tour de France, dove, dopo il promettente debutto, nel 1950 è intruppato nella squadra nazionale, selezionato dal commissario tecnico Marcel Bidot.

La stagione 1950, in effetti, ha confrmato le doti di Lauredi, che non sarà un fuoriclasse ma se la cava egregiamente sia a cronometro che in salita, e dopo un nono posto all’esordio alla Milano-Sanremo ed un dignitoso 15esimo posto alla prima partecipazione al Giro d’Italia, Nello vince prima una tappa al Circuit de la Côte d’Or, per poi piazzare la zampata d’autore al Critérium du Dauphiné libéré, blasonatissima corsa che prepara i corridori alla Grande Boucle. Lauredi prende la maglia di leader vincendo la terza tappa con arrivo a Gap, per poi imporsi anche nella cronometro di Annecy e chiudere in classifica con un vantaggio di 9’28” su Apo Lazarides, mettendo dunque in carniere la prima vittoria di prestigio della carriera. Non sarà davvero l’ultima.

Al Tour de France, infatti, Lauredi, che opera da spalla per Luison Bobet e Raphael Geminiani, trova comunque modo di imporsi nella tappa di Angers infilando Gino Sciardis in volata e piazzarsi quinto a Menton, lasciando altresì da parte velleità di classifica generale terminando non meglio che 37esimo.

E sono proprio Critérium du Dauphiné libéré e Tour de France le sue corse preferite, come certificano i risultati del 1951 quando Lauredi bissa il successo al Critérium prendendo la maglia ad Uriage, trionfando nella cronometro di Annemasse ed anticipando in classifica generale Antonin Rolland di 5’16”. Alla Grande Boucle, al solito, è uno dei luogotenenti più fidati di Geminiani e di Lucien Lazarides, ma con il secondo posto di Limoges, il terzo a Tarbes dopo aver scavalcato l’Aubisque, il decimo a Gap e l’ottavo nella cronometro di Ginevr, ottiene il suo miglior piazzamento in classifica, 11esimo a 57’19” da Hugo Koblet che fa sua la corsa.

Ma è il 1952 l’anno più propizio per Lauredi, che è protagonista ai massimi livelli nelle due grandi corse transalpine. Al Critérium du Dauphiné libéré non riesce a realizzare la tripletta consecutiva, pur vincendo a Vals les Bains e ad Avignone, solo perché Jean Dotto è più veloce di lui, relegandolo al secondo posto con un ritardo di 53″, ma al Tour si toglie l’enorme soddisfazione di indossare la maglia gialla per quattro giorni.

Lauredi vince infatti la tappa di Rouen indossando le insegne del primato per tre tappe, cedendo la casacca a Fiorenzo Magni a Metz, riprendendosela dopo la cronometro a Nancy e svestendola definitivamente il giorno dopo quando il fiorentino lo scavalca a Mulhouse grazie agli abbuoni, chiudendo poi a fine Tour al 19esimo posto, a quasi 2 ore da Coppi.

E se negli anni a venire Lauredi si piazza ottavo nel 1953, quando vince a Beziers, ancora undicesimo nel 1954 e settimo nel 1956, che poi è il miglior piazzamento in carriera, allineandosi al via nel 1955 anche al Giro d’Italia, quindicesimo, e alla Vuelta, ventitresimo, sono altresì le strade del Critérium ad eleggerlo, definitivamente, tra i corridori più tenaci e costanti del gruppo.

Nel 1954, dopo esser giunto secondo alla Pargi–Nizza a primavera alle spalle di Raymond Impanis, Lauredi a giugno libra un duello appassionante con il lussemburghese Jean-Pierre Schmitz, detronizzandolo nella tappa di Briançon per infine completare la sua personale tripletta con 4’11” di vantaggio, staccando ancor più due campionissimi del calibro di Bobet e Gaul, rispettivamente quarto e quinto.

E se ancor oggi, Anno del Signore 2020, Nello Lauredi è uno dei soli cinque ciclisti ad aver fatto tris al Critérium du Dauphiné libéré insieme a Luis Ocana, Bernard Hinault, Charly Mottet e Chris Froome (hai detto poco!), ecco perchè questo ragazzo nato in Toscana ha un cuore che batte per i colori bleau-blanc-rouge della Francia.

by Nicola Pucci

Nello Lauredi in azione

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